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DDL Difesa e tutele dei militari: rafforzare il Paese significa tutelare chi lo serve

S.I.A.M.O. Esercito: bene le proposte su sicurezza, alloggi, carriere e diritti. Ora servono approvazioni, risorse e risultati per i militari e le loro famiglie

Roma, 28 ottobre 2026. Un trasferimento che pesa sul bilancio familiare. Il futuro da costruire mentre si è ancora in ferma. La preoccupazione di affrontare una causa per fatti di servizio. La necessità di lavorare con protezioni adeguate. È anche da qui che si misura una riforma della Difesa: da quello che cambia nella vita di chi indossa l’uniforme.

Il disegno di legge n. 2028, dedicato al rafforzamento e all’adeguamento della capacità di difesa nazionale, è ancora all’esame del Senato. Gli emendamenti depositati aprono possibilità interessanti su sicurezza, alloggi, prospettive professionali e diritti sindacali. Il S.I.A.M.O. Esercito guarda con favore alle proposte che migliorano le condizioni del personale, da qualunque parte politica provengano. Il passaggio decisivo, però, deve ancora arrivare: l’approvazione delle misure e la loro effettiva applicazione. Oggi parliamo ancora di proposte, non di benefici già acquisiti.

La sicurezza resta il primo banco di prova. Nell’audizione dell’8 ottobre, il Segretario Generale Aggiunto Luigi IORIO ha portato in Commissione una richiesta precisa: il dovere di servire va di pari passo con il diritto di essere tutelati. È necessario distinguere le situazioni imprevedibili dalle attività che possono essere preparate, mantenendo tutte le protezioni concretamente attuabili. Così come un’esercitazione si può programmare, anche la sicurezza lo deve essere.

L’articolo 6 del testo governativo esclude infatti dalla nozione di “luogo di lavoro” le aree interessate da determinate attività operative, emergenziali o addestrative e considera assolti gli obblighi di valutazione dei rischi al ricorrere di specifiche condizioni. Restano prescrizioni sulla formazione, sull’idoneità degli equipaggiamenti e sulla pianificazione. Il problema sindacale è l’ampiezza della previsione: mettere insieme circostanze molto diverse può indebolire la prevenzione proprio dove sarebbe possibile organizzarla.

Un’attività programmata permette di controllare un mezzo, valutare l’affaticamento, predisporre protezioni e soccorso. Queste possibilità devono diventare prevenzione effettiva. Un corso frequentato o l’esperienza maturata non cancellano un rischio evitabile, e un militare addestrato non è un militare invulnerabile.

Per questo apprezziamo le proposte che correggono l’articolo 6. L’emendamento 6.2 distingue le attività ordinarie dai contesti particolari individuati dalla proposta, salvaguardando per logistica, manutenzione, uffici e addestramento ordinario sul territorio nazionale in tempo di pace la valutazione dei rischi, il relativo documento e le attribuzioni degli RLS militari. Altri emendamenti chiedono deroghe circoscritte, sorveglianza sanitaria, registrazione degli incidenti, tracciabilità delle esposizioni e coinvolgimento delle associazioni sindacali rappresentative.

Sono aperture da tradurre in una norma chiara, verificabile e applicabile. Documentare un’esposizione o conservare gli atti sanitari può fare la differenza anche anni dopo, quando un militare deve ottenere il riconoscimento di una patologia legata al servizio. Nello stesso spirito, la proposta 6.8 sull’esonero da determinati obblighi di denuncia e comunicazione per le unità di consulenza ambientale richiede particolare attenzione: la tutela del personale esige che i rischi siano individuati e affrontati tempestivamente.

Un altro segnale importante riguarda la libertà sindacale. Gli emendamenti 3.0.1 e 3.0.2 intervengono su distacchi, carriera, permessi e continuità previdenziale. Propongono che il distacco sindacale retribuito non penalizzi, di per sé, l’avanzamento; consentono permessi frazionati a ore e affrontano gli effetti pensionistici dell’esercizio del mandato.

Sono temi coerenti con quelli portati dal S.I.A.M.O. al tavolo della Funzione Pubblica del 21 ottobre, con gli interventi del Segretario Generale Mauro PALMAS e di Luigi IORIO. Chi rappresenta i colleghi deve poterlo fare construmenti adeguati e senza penalizzazioni ingiustificate. Una rappresentanza più forte serve a ogni iscritto che chiede assistenza, segnala una criticità o attende una risposta.

Il percorso deve proseguire anche sulle richieste illustrate in quella sede: referenti sindacali nei reparti, partecipazione effettiva alle commissioni che incidono sul benessere e sulla sicurezza, maggiore autonomia nella gestione delle prerogative e una contrattazione nazionale di secondo livello per ciascuna Forza armata. L’ampliamento delle materie negoziabili, compresi gli aspetti dell’orario e della mobilità che incidono sulle condizioni di lavoro e sulla famiglia, resta un obiettivo da perseguire attraverso le necessarie modifiche normative, ferme le prerogative del comando sull’impiego operativo.

Per molti colleghi, inoltre, il problema più immediato arriva ogni mese con l’affitto. L’emendamento 7.0.3 propone di portare a 800 euro mensili il tetto del rimborso del canone previsto dalla legge n. 86 del 2001, ancora espresso in un milione di lire, circa 516 euro. La misura riguarda il personale trasferito d’autorità che rientra nelle condizioni previste dalla legge: non è un contributo generalizzato per tutti i militari.

È un aggiornamento che merita attenzione e sostegno. Chi deve cambiare sede conosce il peso di una seconda sistemazione e delle spese per raggiungere la famiglia. Accanto al rimborso serve una risposta sugli alloggi disponibili e sulla loro abitabilità. L’ordine del giorno che propone la riqualificazione del patrimonio alloggiativo e nuovi alloggi demaniali affronta questa esigenza, ma un ordine del giorno, anche se accolto, non assegna da solo una casa: servono risorse, interventi e tempi verificabili.

Sul futuro dei volontari, l’emendamento 7.8 del relatore prevede, fino al 2029, la possibilità di bandire concorsi interni straordinari per titoli ed esami per l’accesso al servizio permanente. La proposta riguarda volontari in ferma prefissata in servizio con almeno ventiquattro mesi maturati; indica un tetto di posti pari al 5 per cento delle dotazioni organiche del ruolo e demanda a un decreto le modalità e gli eventuali ulteriori requisiti, nei limiti delle risorse disponibili.

È una possibilità da seguire per le sue ricadute sulla stabilità professionale. Non introduce un passaggio automatico in servizio permanente. Per chi sta costruendo il proprio futuro, contano opportunità effettive e informazioni tempestive sulle procedure che saranno eventualmente autorizzate.

Meritano attenzione anche gli emendamenti sulla celiachia: propongono di superare l’esclusione automatica dai concorsi e dalle procedure di reclutamento in assenza di complicanze o manifestazioni cliniche severe accertate, mantenendo la valutazione individuale delle commissioni mediche e considerando la possibilità di assicurare un’alimentazione adeguata nelle condizioni di impiego. È un’apertura positiva, che tiene insieme valutazione della persona e tutela della salute.

Su questo tema il S.I.A.M.O. Esercito ha già portato all’attenzione dell’Amministrazione le difficoltà dei colleghi in servizio. Con la nota del 18 settembre 2026, indirizzata allo Stato Maggiore dell’Esercito e, per conoscenza, agli altri organismi competenti, abbiamo chiesto indirizzi uniformi per affrontare le criticità delle mense e del vettovagliamento del personale affetto da celiachia. Abbiamo richiamato la necessità di formare gli addetti, adottare procedure sicure e valutare soluzioni concretamente praticabili, distinguendo le impossibilità tecniche effettive dalle carenze organizzative superabili. Abbiamo inoltre chiesto che l’eventuale ricorso temporaneo ai buoni pasto ne garantisca la tempestiva disponibilità e l’effettiva utilizzabilità, evitando che i colleghi debbano anticipare per mesi il costo del vitto spettante.

Le proposte parlamentari sull’accesso e la nostra iniziativa per il personale già in servizio riguardano aspetti distinti dello stesso problema. Nel rispetto delle valutazioni sanitarie e delle prerogative sull’impiego, chiediamo che difficoltà organizzative risolvibili non si traducano in ostacoli ingiustificati per chi è stato dichiarato idoneo. Per un collega celiaco, poter consumare un pasto sicuro durante il servizio è un’esigenza quotidiana che richiede risposte certe.

Sull’assistenza legale, diverse proposte cercano di dare risposte a un timore reale: dover sostenere spese pesanti per vicende connesse al servizio. Gli emendamenti 4.1 e 4.2 includono espressamente, nei procedimenti risarcitori considerati, impieghi come Strade Sicure, servizi armati, pattugliamenti e trasporti. Il 4.5 propone, nelle fattispecie indicate, l’anticipazione delle spese legali e della consulenza medica di parte e ulteriori benefici per il personale danneggiato.

Il S.I.A.M.O. apprezza questa attenzione. La richiesta è una tutela accessibile, con condizioni chiare e tempi compatibili con le necessità di chi deve difendersi o far valere i propri diritti. La disciplina dell’articolo 4 sui danni a terzi, da sola, non equivale infatti a un’assistenza legale generalizzata per ogni fatto di servizio.

Infine, la valorizzazione degli specialisti cyber prevista dal DDL riconosce competenze importanti. Gli emendamenti che propongono vincoli di permanenza proporzionati alla formazione e un ruolo delle APCSM nella definizione dei relativi criteri, oppure la negoziazione delle indennità, offrono elementi utili di confronto. Vanno considerati anche carichi di lavoro, stress e riposi.

Come abbiamo sostenuto in Senato, riconoscere le nuove specializzazioni deve accompagnarsi alla revisione delle indennità del personale che già sostiene quotidianamente il servizio. Le responsabilità e i disagi vissuti nei reparti devono trovare un riconoscimento economico adeguato. Anche l’ordine del giorno sulla valorizzazione delle qualifiche di Graduati, Sergenti e Marescialli va seguito fino agli eventuali provvedimenti che potranno renderlo concreto.

La posizione del S.I.A.M.O. Esercito è questa: sostenere i miglioramenti utili, chiedere correzioni dove le tutele rischiano di arretrare e verificare ciò che arriverà davvero al personale. Le proposte depositate mostrano che diversi problemi sono entrati nel confronto parlamentare. Ora chiediamo che questo lavoro produca approvazioni, coperture adeguate e atti attuativi tempestivi.

Chi serve il Paese deve poter vedere il risultato nella propria vita: lavorare con maggiore sicurezza, affrontare con più serenità le spese familiari, ricevere assistenza quando serve e contare su una rappresentanza efficace. È su questi risultati che valuteremo il percorso della riforma.

 

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S.I.A.M.O. ESERCITO

 

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